A Natale gran fame, a Pasqua coscienza pulita, a Pentecoste abbiti novi.
Un tempo, quasi in armonia con la natura che in primavera si rinnova, i contadini erano soliti comprarsi dei nuovi vestiti in coincidenza con la Pentecoste.
A Natale gran fame, a Pasqua coscienza pulita, a Pentecoste abbiti novi.
Un tempo, quasi in armonia con la natura che in primavera si rinnova, i contadini erano soliti comprarsi dei nuovi vestiti in coincidenza con la Pentecoste.
Come abbiam accennato in un precedente articolo, il ciocco bruciava per dodici giorni, simboli dei mesi dell’anno e all’inizio del periodo si diceva <<domani è il giorno del pane>> e si mangiavano nel periodo di Natale, come anche oggi, dei dolci a base di farina. E’ un’usaza diffusa in tutta Europa: in Francia, ad esempio, si usa cuocere nelle campagne il cosiddetto pain de Calandre. Poi se ne taglia nella parte superiore un pezzetto sul quale vengono incise tre o quattro croci: è un talismano, dicono i contadini, capace di guarire da molti mali. Ciò che resta di questo pane viene consumato da tutta la famiglia.
In Inghilterra i fornai davano come regali di Natale ai clienti una focaccia benaugurale, detta Christmasbatch, non diversamente da quelli lombardi di un tempo che offrivano il panettone a Natale. D’altronde non a caso Betlemme, in ebraico Bet Lehem, significava profeticamente Casa del Pane, nome derivato probabilmente dal fatto che la cittadina era siile a un granaio perchè la circondavano campi di frumento.
Il natale è alle porte, e la pazza corsa per acquistare il regalo di natale, più bello, unico, interessante e sbalorditivo è iniziata.
Il blog guida “I regali di natale” ha deciso di creare un intera categoria per aiutare tutti voi nella scelta dei vostri regali di natale.
Per questo siamo quì a presentarvi la categoria “regali di natale” dove verrano recensiti i regali più belli che potreste fare ai vostri cari.
Accanto all’abete era viva in tutta Europa fino a qualche decennio fa un’usanza di Natale che ora sopravvive in poche famiglie e in aree limitate: il ciocco di Natale. In Italia è chiamato in vari modi, secondo le regioni: suc in Piemonte, zòch nel trevigiano e ceppo o ciocco nell’Italia centrale.
Nella Val di Chiana, in provincia d’Arezzo, la sera della vigilia di Natale ogni famiglia si riuniva mettendo nel camino un ciocco di quercia e dicendo: <<… si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; ledonne facciano figlioli, le capre capretti, le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina e si riempia la conca di vino…>>. Poi si bendavano i bambini che dovevano avicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta Ave Maria del Ceppo che aveva l virtù di far giungere loro dolci e regalini.
Sul ceppo si sistemava altra legna che bruciava più facilmente, siccè esso si consumava lentamente durante i dodici giorni del periodo natalizio, fino all’Epifania.
Inerpretato in senso cristiano, il ciocco era il simbolo del Cristo che si era sacrificato per salvare l’umanità, per sostenere l’uomo nel suo viaggio terreno. Il ceppo doveva bruciare lentamente per dodici giorni, simboli dei dodici mesi dell’anno, e analogo dunque al sole che, nato al solstizio d’inverno, avrebbe nutrito la terra per un anno intero. Per questo si diceva all’inizio del periodo <<domani è il giorno del pane>>, ma di questo parleremo in un altro articolo.
Tutti me dicenu ca de Natale
se mangianu e se rregalanu
le pittulicche e le ncarteddhate.
Ieu sulu nu tegnu nu donu beddhu
cuNi lu portu allu Mmamminieddhu,
Sulu lu core Ni pozzu dunare.
Lu Mmamminu mme pozza sarvare!
.
Natale senza denari, Carnevale senza appetito, Pasqua senza devozione si fanno male.
Natale è la festa in cui si spende di più per i regali di Natale, a Carnevale si fa più baldoria mentre a Pasqua generalmente ci si confessa e si fa la comunione.
Continuiamo a presentare le poesie tradizionali di Natale nel salento.
Mmamminieddu, Mmamminieddu,
ci si’ ccaru, ci si’ beddu,
fammi cràzzi muti muti
cu no’ nni manca la saluti.
Tanni tia la pruitènza
cu no’ sciàmu mai a ccritènza
ca la èntri si la raggiona,
si la raggiona cu llu cirvieddu
ti la sira ‘lla matina
òli stai sempri china.
Bambinello, Bambinello, / quanto sei caro, quanto sei bello, / fammi moltissime grazie / e che non mi manchi la salute. / Dacci Tu quell’abbondanza / che ci eviti di ricorrere al debito. / La pancia, infatti, riflette, / con l’aiuto del cervello: / dalla sera alla mattina / vuol restare sempre piena.
Ingredienti per 6 persone:
500 gr di farina bianca
6 uova
300 gr di stufato di manzo
150 gr di arrosto di maiale
100 gr di salsiccia
100 gr di cervella di vitello
1 mazzo di scarola
parmigiano grattugiato
2 litri di buon brodo di carne
burro, noce moscata, pangrattato, sale
Lessate leggermente la salsiccia e la cervella. Lessate anche la scarola, strizzatela, tritatela e insaporitela ripassandola per pochi minuti nel burro. Tritate finemente tutte le qualità di carne mettendo poi il ricavato in una terrina. Unite la scarola, tre cucchiai di parmigiano grattugiato, un pizzico di sale, una grattata di noce moscata e le uova. Amalgamate perfettamente tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto di giusta consistenza, aggiungendo eventualmente un po’ di pangrattato.
Con la farina, le uova e acqua quanto basta preparate la pasta, quindi stendetela con il matterello in sfoglia molto sottile. Dal ripieno ricavate tante pallottoline grandi come nocciole e sistematele sulla sfoglia distanziate fra loro. Ricoprite con altra sfoglia, premete con le dita fra un ripieno e l’altro, quindi con una rotellina dentata ricavate tanti agnolotti di forma quadrata.
Lessate gli agnolotti nel brodo bollente. A cottura ultimata passate il tutto in una zuppiera e servite immediatamente con a parte il parmigiano grattugiato.
Questa poesia la dedichiamo a tutti gli stranieri presenti in Italia, e a tutti quelli che han dovuto lasciare il bel paese per trovare una vita migliore, che anche per loro sia un Buon Natale.
Genti cantate orsù l’inno del giorno
l’inno che invita tutti alla preghiera;
i vostri cari in treno fan ritorno
gioiosamente a casa questa sera.
E’ un treno tutto pieno di dovizie
e di doni magnifici e di strenne
per le divine feste natalizie
è un treno più animato più solenne.
Per l’occasione fu revisionato
all’Officina e fu rifatto più bello
e lindo e lucido per l’emigrato.
Genti è Natale! E’ giorno di bontà
di doni… Ma l’amore è il più bel dono
per gli uomini di buona volontà.