GLI SGUARDI di Tommaso Landolfi 21 dicembre

 Ancora la continuazione del racconto di Natale di Tommaso Landolfi.

21 dicembre (lei)

 Non voglio, non posso vederlo. Stasera ho mandato mia sorella a fargli il caffè; ma d’un tratto non ho più resistito e son venuta fuori impetuosamente. Ci siamo guardati, non sapevo dove mettere le mani (che gli piacciono tanto); ho cominciato a sciacquare una tazza pulitissima. Mi fissava apertamente, con un grave sorriso. Mio Dio, che devo fare?

Seriamente: posso io pensar di rubare a un’altra un affetto che le è dovuto? Ma allora perché mi guarda? Eppoi non è questo, mio Dio, non è questo!

 

21 dicembre (lui)

 

R. non parla; sembra avermi dimenticato, non vedermi più. essere in certo modo contento, e invece sono agitato. levo disilluderla eccetera? Certo, ma pensare che non me non sia per fare parte in alcuna maniera della mia r:esce intollerabile. Rinunciare al suo aiuto, magari indiretto, inconsapevole: me ne basterebbe la forza?

Anzi parla con altri, con gente umile, con donne mal qualificabili e vecchie addirittura, o con amiche e compagne dall’aria dalle mani grosse e callose (tanto diverse da quelle sue mani); e non mi guarda. Stasera diceva di voler andare con loro a non so che festa o veglione, prendeva minuziosi accordi, indugiava a stabilire l’ora del convegno; e non mi guardava… O forse voleva con ciò invitarmi a quella festa? poi un tale, un operaio certo, e certo già mezzo ubriaco, che proponeva a tutti il seguente indovinello: - Il più grande pittore e la vita dei poveri. - Non so d’altronde se si possa chiamare indovinello; forse è una frase da risolvere in altra frase, coll’ulteriore difficoltà che il tizio pronunciava quella «e» incertamente. Ed R. infatti: - Ci dica almeno: e o è? - Ma luibadava a ripetere il suo detto nella medesima maniera, e poneva man mano alla tasca di dietro dei pantaloni assicurando che avrebbe dato diecimila lire a chi avesse risolto il quesito; mentre ipresenti almanaccavano in vario modo. (Il più grande pittore è Giotto. Già, e Raffaello, e Michelangelo?…) E mentre R. squadrava furiosa l’enigmatico o enigmistico e barcollante avventore.

Magari R. s’era incaponita a trovare la soluzione, voleva chissà farbella figura. Invero, che significa quella frase ossessionante? Mi sono accorto che ci andavo ripensando nel rincasare e ci ho ancora ripensato quando, come mi avviene, mi sono destato nel cuor della notte. Andiamo, - Ilpiù grande pittore e (oppure è) la vita dei poveri: -che tutto e tutti, e fino il più umile operaio, debbano proporci enigmi stupidi ed insolubili! Dio mio, che devo fare?

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