Finalmente, è giunto il Natale in questo racconto di Natale.
25 dicembre (lui)
Natale! Mare smorto, bianchiccio, senza respiro; uno strano silenzio per le vie, finora. Natale d’angoscia, di vergogna. E loro, lì, nella loro brutta casa… Beh che c’è, che cosa ne inferisco? Non lo so. Non intendo: senza di me (che sarà forse un bene); dico semplicemente: loro lì.
I miei pochi quattrini son proprio finiti; ma questo non c’entra, potrei tirare avanti in qualche modo, magari impegnando qualche oggettuccio prezioso che m’è rimasto. E non c’entra neppure il Natale: che mi fa se il Natale è la festa delle famiglie e dei bambini? Tanto peggio! Io in esso non vedo che un’oppressiva, intollerabile e interminabile sequela di impedimenti; e di cerimonie cui l’animo non può minimamente aderire. No, non è questo. E tuttavia…
Ho deciso, stanotte, che cosa devo fare; e lo farò tra poco, appena sarà l’ora giusta.
Di fronte alla loro casa c’è una sartoria, a un primo piano, con due uomini e una ragazza. I quali non conoscono orario né festa: lavorano sempre. La ragazza è bellissima, minuta, con certe manine delicate quando indefesse; non leva quasi mai il capo dal cucito, e quando lo leva e guarda distrattamente la strada, i suoi occhi d’un cupo azzurro splendono come quelle segrete gemme d’oriente, immensi, stupiti; e non disgiunge mai le ginocchia, su cui tiene appoggiato il panno, da cui ad ogni modo s’indovina il prodigio delle sue gambe pallide e slanciate. Una che non meritava di veder sanciti i suoi diritti dalla costituzione (che non meritava un tale oltraggio): una lavoratrice vera, dolce, quieta e convinta, da melodramma. Abbiamo osservato tante volte lei e tutto ciò dal nostro balcone. Ebbene, io andrò tra poco con qualche scusa in quella sartoria, per osservare di lì la loro casa e mia moglie. Che voglia fare con ciò o che me ne prometta o perché abbia scelto un simile mezzo indiretto, è troppo chiedermi. D’altra parte, ci andrò per mia moglie o per la ragazza? Ma forse è la stessa cosa.
Dunque devo soltanto aspettare l’ora giusta (le tre del pomeriggio, ho stabilito, ignoro per qual motivo); l’aspetto. Ma come passerò questo tempo?