Continuiamo il racconto di Natale di O. Henry.
Così ora cadde la bella chioma di Della, ondeggiante e splendente come una cascata di acque scure. Le arrivò fin sotto al ginocchio, la avvolse quasi come un vestito. Poi Della la riavvolse, con gesti rapidi e nervosi. Parve esitare un istante, e rimase immobile, mentre una o due lacrime cadevano sul rosso tappeto frusto.
Indossò la vecchia giacca marrone. Si mise in capo il vecchio cappello marrone. Con un frullo di gonne, gli occhi ancora luccicanti, scivolò fuori della porta, scese le scale e raggiunse la strada.
Si fermò davanti ad una insegna: “M.me Sofronie. Parrucche di ogni tipo,’.
Della salì di corsa una rampa di scale, e si fermò ansimante. Madame, ampia, troppo bianca, gelida, non aveva l’aria di una “Sofronie”.
— Volete comprare i miei capelli? — domandò Della.
— Io compro capelli, — disse Madame. — Fate un po’ vedere.
Si disciolse la bruna cascata.
— Venti dollari, disse Madame, reggendo la massa con mano esperta.
— Datemeli subito, — disse Della.
Oh, le due ore seguenti volarono su ali di rosa. Perdonate la trita metafora. Della andava setacciando un magazzino dopo l’altro in cerca di un regalo per Jim.
Lo trovò alla fine. Certamente era stato fatto per Jim e per nessun altro. Niente di simile aveva trovato in tutti gli altri negozi, e li aveva passati da cima in fondo. Era una catenella per orologio da taschino, in platino, di casto e semplice disegno, che opportunamente manifestava il proprio valore per virtù della sola sostanza, senza far ricorso a indecorosi orpelli: come debbono fare tutte le buone cose. Era perfino degno dell’orologio. Non appena l’ebbe visto, ella seppe che spettava a jim. Era come lui. Pregio e semplicità, la definizione valeva per entrambi.
Le presero ventun dollari, ed ella si precipitò a casa con i suoi ottantasette cents. Con quella catena all’orologio, in qualsiasi compagnia si fosse trovato, Jim avrebbe potuto senza disdoro preoccuparsi di tanto in tanto del trascorrere del tempo. Per quanto meraviglioso fosse l’orologio, infatti, ora gli accadeva di scrutarlo con occhiate furtive, per via di quel vecchio cinturino di cuoio che usava in vece di catenella.
Quando Della giunse a casa l’ebbrezza cedette un poco alla prudenza e alla ragione. Trasse fuori i ferri per arricciare i capelli, accese il gas, e si accinse a porre riparo al guasto fatto dalla generosità aggiunta all’amore. E questo è sempre un compito terribile, amici carissimi, un’impresa da mammut.
Quaranta minuti dopo, Della aveva una testa coperta di ricci fitti e minuti, che la facevano del tutto somigliante ad uno scolaretto scapestrato. Considerò la propria immagine allo specchio, a lungo, minutamente, e con occhio critico.
— Se jim non mi uccide prima di darmi una seconda occhiata, — si disse, — dirà che sembro una consta di Coney Island. Ma che potevo fare, ahimè, che potevo fare con un dollaro e ottantasette cents?
Alle sette il caffè era fatto, e la padella era dietro la stufa, calda e pronta a cuocere le costolette.
Jim non era mai in ritardo. Della chiuse nella mano la catenella dell’orologio e sedette su un angolo della tavola vicino alla porta. Poi udì il suo passo sulla prima rampa delle scale, e per un istante diventò pallida. Aveva l’abitudine di dire piccole preghiere silenziose per le cose più semplici di ogni giorno ed ora ella sussurrò: — Dio, per piacere fagli pensare che sono ancora carina.
La porta si aprì, Jim entrò e la richiuse. Era assai magrolino, e d’aria tanto seria. Povero diavolo, soltanto ventidue anni e già con il carico di una famiglia! Aveva proprio bisogno di un cappotto nuovo, e non aveva guanti.
Varcata la soglia, Jim si fermò immobile come un setter che abbia colto l’usta della quaglia. I suoi occhi erano fissi su Della, ed avevano una espressione che non le riusciva di decifrare. che l’atterriva. Non era ira, né sorpresa, né biasimo, né orrore, ne alcun altro sentimento che ella avesse previsto. La guardava con occhi fissi e intenti, e il suo volto aveva quella strana espressione.
Cautamente Della scese dal tavolo e gli si avvicinò.
Jim, caro, — gridò, —. non guardarmi a quel modo. Mi son fatta tagliare i capelli e li ho venduti perché non avrei potuto sopravvivere a questo Natale se non avessi potuto farti un regalo. Cresceranno di nuovo… A te non dispiace, vero? Dovevo farlo. I miei capelli crescono così alla svelta. Dimmi « Buon Natale » Jim, e siamo felici. Tu non sai che bel regalo. che regalo splendido ho trovato per te.
- Tu ti sei tagliata i capelli? — chiese Iim faticosamente. come se nemmeno dopo il più intenso sforzo mentale fosse riuscito ad afferrare quel fatto del tutto evidente.
Appuntamento alla prossima volta, con la conclusione di questo racconto di Natale.