Eccoci giunti all’ultima parte di questo racconto di Natale di O. Henry.
Jim si guardò attorno con aria curiosa.
— Li ho tagliati e venduti, — disse Della. — Non mi piaccio lo stesso? Sono io anche senza i miei capelli, vero?
— Hai detto che i tuoi capelli non ci sono più? disse, con un tono che rasentava l’idiozia.
— Non cercarli, — disse Della. — Li ho venduti, ti dico; li ho venduti, non ci sono più. È la vigilia di Natale. Sii buono con me, l’ho fatto per te. Forse i capelli che stavano sul mio capo e~no contati, -— proseguì con una subitanea dolce gravità, — ma nessuno potrebbe mai misurare il mio amore per te. Vuoi che metta su le costolette, Jim?
Jim parve riscuotersi bruscamente dal suo stordimento. Abbracciò la sua Della. Per dieci secondi volgiamo il nostro sguardo discreto da un’altra parte. Che differenza vi è tra otto dollari alla settimana e un milione di dollari l’anno? Un matematico o un uomo di spirito ci darebbe la risposta sbagliata. Doni di gran pregio recarono i Magi, ma non questo. Oscura asserzione, che verrà chiarita più avanti.
Jim si trasse un pacchetto dalla tasca del cappotto e lo gettò sul tavolo. — Non fraintendermi, Della, — disse. — Non penso che un taglio di capelli o una rasatura o uno sciampo possano rendere meno bella la mia ragazza. Ma se vorrai aprire quel pacchetto, capirai perché mi avevi fatto restare senza fiato.
Candide dita ed agili lacerarono corda e carta. E poi un estatico grido di gioia; e poi, ahimè, un subito femmineo insorgere di isteriche lacrime e gemiti, che imposero l’immediato intervento di tutti i poteri consolatori del signore della dimora.
Giacché lì stavano i Pettini, tutta intera la serie dei pettini da porre sulla nuca e ai lati, che Della aveva a lungo vagheggiato in una vetrina di Broadway. Splendidi pettini, puro guscio di tartaruga con orli ingioiellati: e per l’appunto della tinta che si accordava alla splendida chioma svanita. Ed erano pettini di pregio, ella lo sapeva, ed il cuore li aveva bramati ed anelati senza alcuna speranza di possesso. Ora erano suoi, ma le trecce che dovevano adornarsi degli agognati ornamenti erano scomparse.
Ma se li strinse al seno, ed alla fine riuscì ad alzare i suoi occhi scuri e a sorridere mentre diceva: — I miei capelli crescono cosi alla svelta, Jim!
E poi Della si mise a saltare come un gattino scottato e gridò: — Oh! oh!
Jim non aveva ancora visto il suo bel regalo. Della glielo porse ansiosamente sulla palma aperta. Il prezioso metallo opaco pareva balenare del riflesso della sua anima luminosa ed ardente.
— Non è un amore, Jim? Ho frugato tutta la città per trovarlo. Adesso dovrai guardare le ore cento volte al giorno. Dammi l’orologio. Voglio vedere come sta.
Invece di ubbidire, Jim si lasciò andare sul letto, si mise le mani dietro la nuca e sorrise.
— Della, — disse, — mettiamo via i nostri regali di Natale per un po’ di tempo. Sono troppo belli per usarli subito. Io ho venduto l’orologio per comprarti i pettini. Ora è forse il momento di mettere su le costolette.
I Magi, come sapere, erano uomini saggi — uomini incredibilmente saggi — che portarono doni al Bambino nella mangiatoia. Furono loro ad inventare l’arte di fare regali a Natale. Giacché eran saggi, non v’è dubbio che anche i loro regali fossero saggi, e probabilmente era possibile scambiarli, nel caso ve ne fossero stati due uguali. Io vi ho goffamente raccontato la povera cronaca di due sciocchi bambini che senza saggezza sacrificarono l’uno per l’altro i più grandi tesori della loro casa. Ma si dica un’ultima parola ai saggi dei nostri giorni: di tutti coloro che fanno doni, quei due furono i più saggi. Di tutti coloro che ricevono e fanno doni, questi sono i più saggi. Dovunque e sempre essi sono i più saggi. Sono loro i re Magi.