Notte di Natale, seconda parte del racconto

Posted on Ottobre 14 2009 by admin

Continuiamo il primo racconto di Natale di Guy de Maupassant, intitolato notte di Natale, con la seconda parte. Nella prima parte, abbiamo visto come un non meglio precisato gentiluomo parigino avesse deciso di fare la cena di Natale in dolce compagnia, e come sia andato a cercarla nella notte gelida.

“Io invece, lo sapete, ho un debole per le donne polpose. Più sono in carne, più le preferisco: un colosso mi fa perdere addirittura la testa. Improvvisamente, di fronte al teatro des Variétés scorsi un profilo di mio genio. Una testa, e poi, davanti, due gibbosità, quella  del petto, bellissima, quella più sotto, sorprendente: un ventre da oca ingrassata. Ne ebbi un brivido e mormorai: “Capperi, che bella figliola!”.

“Ma rimaneva da chiarire un elemento: la faccia. La faccia è il dessert: il resto… il resto è l’arrosto. Affrettai il passo, raggiunsi quella paritetica, e sotto una fiamma a gas mi voltai vivacemente. Era bellissima, giovanissima, bruna, con grandi occhi neri. Feci la mia proposta, ch’ella accettò senza esitazione. Un quarto d’ora dopo eravamo a tavola nel mio alloggio.

“Entrando ella disse:”Ah, come si sta bene qui!”. E si guardò attorno, visibilmente soddisfatta di aver trovato tavola e letto in quella notte glaciale. Era magnifica, così bella che mi stupiva, e così corpulenta da conquistare il mio cuore per sempre. Si tolse mantello e cappello, sedette e cominciò a mangiare; ma non pareva in vena: e a tratti il suo viso un po’ pallido trasaliva, come se ella avesse sofferto per un dolore nascosto.

“Hai dei fastidi?”. Ella rispose: “Bah!… non ci pensiamo”. E si mise a bere. Vuotava d’un fiato la coppa di sciampagna, la riempiva e la vuotava ancora, senza posa. Presto un po’ di colorito le tinse le guance, ed ella cominciò a ridere. Io l’adoravo già, la baciavo appassionatamente, scoprendo che non era né sciocca, né comune, né volgare come le donne del marciapiede. Le domandai qualche particolare della sua vita. Ella rispose: “Bello mio, queste cose non ti riguardano!”.

“Finalmente venne il momento d’andare a letto, e mentre io sparecchiavo la tavola collocata davanti al fuoco, ella si spogliò in fretta e scivolò sotto le coperte. I miei vicini facevano un chiasso d’inferno, ridendo e cantando come pazzi: e io mi dicevo: “Ho proprio fatto bene cercando questa bella ragazza: non sarei certamente riuscito a lavorare”.

“Un lungo gemito mi fece voltare. Domandai: “Che cos’hai, gattina bella?”. Essa non rispose, ma continuava a  emettere sospiri dolorosi, come se soffrisse orribilmente. Insistetti: “Non stai bene?”. E d’improvviso essa gettò un grido, un grido straziante. Mi precipitai, con un candeliere in mano. Il suo viso era sconvolto dalla sofferenza, ed ella si torceva le mani, ansimante, emettendo dal fondo della gola quella specie di gemiti sordi che sembrano rantoli e fanno mancare il cuore.

“Smarrito domandai: “Ma che hai? dimmi, che hai?”. Ella non rispose e cominciò a urlare.”

Come abbiamo potuto leggere, la situazione è cambiata radicalmente, e il nostro protagonista si è ritrovato in casa una donna forse moribonda. Vedremo come andrà a finire, nella terza e ultima parte di questo particolare racconto di Natale. Continuate a seguirci su iRegalidiNatale.net

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