Racconto di Natale - Intorno al Fuoco, Parte Prima

Posted on Novembre 18 2009 by admin

Ci sarà sempre odore di caldarroste e di altri buoni generi di conforto, visto che raccontiamo storie d’inverno - o per meglio dire, storie di fantasmi - intorno al fuoco di Natale. E una volta lì, non ci siamo mossi se non per accostarci ancora di più alla fiamma. Questo però non conta. Giungiamo alla casa, una vecchia casa con una quantità enorme di camini, dove la legna nel focolare arde su antichi alari, e ritratti sinistri (alcuni, anche, con leggende sinistre) aggrottano le sopracciglia con aria diffidente dall’alto dei pannelli in noce delle pareti.          Chi vi parla è un nobiluomo di mezza età. Gustiamo una generosa cena con il padrone, la padrona di casa e i loro ospiti - è Natale, e la vecchia casa è piena di gente - poi andiamo a coricarci. La nostra stanza è vecchissima. Le pareti sono tappezzate di arazzi.

Quel ritratto di Cavaliere verde, sopra il caminetto, non ci piace. Ci sono grosse travi nere sul soffitto, e una grossa lettiera nera, sostenuta alla base da due grosse figure nere che sembrano essersi staccate da due tombe della vecchia chiesa baronale del parco, proprio in nostro onore. Ma non siamo superstiziosi, dunque non ci facciamo caso. Così, congediamo il nostro cameriere, chiudiamo a chiave la porta e ci sediamo dinanzi al fuoco, meditando su un’infinità di cose.

Alla fine ci corichiamo. Senonché, non riusciamo a prendere sonno. Ci giriamo da una parte, ci rivoltiamo dall’altra, e non riusciamo a prendere sonno. I tizzoni del focolare ardono allegramente e danno alla stanza un’aria spettrale. Non possiamo trattenerci dal far capolino da sopra il copriletto per sbirciare le due figure nere e il Cavaliere verde: che aspetto malvagio ha! Nel balenio della luce, sembra avanzare e indietreggiare: la qual cosa, sebbene non siamo nobiluomini superstiziosi, non è piacevole.

Al che, diventiamo nervosi, sempre più nervosi. Diciamo: <<E’ sciocco, ma non riusciamo proprio a sopportarlo; ci fingeremo indisposti, e busseremo alla porta di qualcuno>>. Ebbene, siamo lì lì per farlo, quand’ecco che la porta chiusa a chiave si spalanca, ed entra una giovane donna, dal pallore mortale e dai lunghi capelli biondi, che scivola silenziosamente accanto al fuoco, e si siede sulla seggiola che avevamo lasciato lì, fregandosi le mani. Notiamo allora che i suoi abiti sono bagnati.

Abbiamo la lingua appiccicata al palato e non riusciamo a parlare, ma la osserviamo con attenzione. Gli abiti bagnati e i lunghi capelli sono intrisi di fango umido; è vestita alla moda di duecento anni fa, e dalla cintola le pende un mazzo di chiavi arrugginite, ma nessuna si rivela adatta; quindi fissa gli occhi sul ritratto del Cavaliere verde e, con voce cupa e terribile, dice: <<I cervi sanno bene chi è!>>. Quindi torna a fregarsi le mani, passa accanto al letto, esce dalla porta. Ci infiliamo in fretta e furia la veste da camera, afferriamo le pistole (in viaggio le portiamo sempre con noi), e ci apprestiamo a seguirla, quando scopriamo che la porta è chiusa a chiave. Giriamo la chiave e guardiamo fuori nell’oscurità della galleria; di là, nessuno. Vaghiamo alla ricerca del nostro cameriere. Non riusciamo a trovarlo.

Camminiamo su e giù per la galleria fino allo spuntare del giorno; torniamo poi nella stanza deserta, ci addormentiamo e siamo risvegliati dal nostro cameriere (mai che un fantasma perseguiti lui!) e dal sole splendente. Ebbene, facciamo una grande colazione, e tutti gli ospiti notano che abbiamo una brutta cera. Dopo la colazione visitiamo la casa in compagnia del nostro ospite, e lo conduciamo quindi dinanzi al ritratto del Cavaliere verde.; e allora tutta la storia viene fuori. Costui aveva tratto in inganno una giovane governante, un tempo al servizio di quella famiglia e famosa per la sua bellezza, e lei si era gettata in uno stagno; il suo corpo era stato scoperto molto tempo dopo, poiché i cervi si erano rifiutati di bere l’acqua.

Da allora si è mormorato che, a mezzanotte, lei si aggirasse per la casa (recandosi però di preferenza nella stanza in cui il Cavaliere verde era solito coricarsi) e che provasse con le sue chiavi arrugginite le vecchie serrature. Ebbene, raccontiamo al nostro ospite quanto abbiamo visto; un’ombra gli scende sul volto, ed egli ci supplica di mettere tutto a tacere; così è. Ma è la pura verità; e prima di morire (siamo ormai morti), l’abbiamo riferito a molte persone di nostra fiducia.

Continueremo questo sinistro racconto di Natale nel prossimo appuntamento con la serie di storie sul Natale.

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