Seconda Parte del racconto di Natale, Storia di Fortunato
Eccoci ritornati coi nostri racconti di Natale, e vi proponiamo la seconda parte della “Storia di Fortunato”, racconto di Natale di Guido Gozzano, autore piemontese.
“Lavorò tutto il giorno, mentre dal villaggio veniva sul vento, or sì or no, l’armonia osannante delle campane.
“<<Dio che vede mi perdonerà…>>.
“E proseguiva il lavoro e accumulava fasci su fasci, pregando sommessamente. Era un Natale senza neve, gelido e sereno. Il sole declinava all’orizzonte in un cielo acceso e Fortunato depose la falce, si sedette stanco sopra una pietra, in attesa. Ma lo sconosciuto non giungeva.
“Fortunato cominciava ad inquietarsi, quando intese un crepitio e vide nell’ombra del crepuscolo un vivo bagliore; si volse, balzò in piedi e vide che i fasci dell’erica divampavano crepitando. S’adoperò invano per domare le fiamme; in pochi secondi l’arido sterpame era in cenere.
“<<Oh! misero me! Ho faticato tutto il giorno a stomaco digiuno, ho profanato un giorno santo, ed eccomi a mani vuote, più miserabile di prima>>.
“<<Non desolarti, buon uomo! Non desolarti così!>>.
“Fortunato si volse e vide nell’ombra un altro sconosciuto che lo fissava dolcemente. Ed egli gli raccontò la sua disavventura.
“<<Ho avuto torto, lo riconosco; ma i miei figli morivano di fame… ma più della fame, più della vanafatica, mi duole d’aver profanato questo giorno solenne…>>.
“Lo sconosciuto gli prese una mano, lo fissò a lungo, gli disse con voce soave:
“<<Ebbene, datevi pace. Vi pagherò io la giornata e assai più lautamente. Andate a casa e troverete il compenso. Ma adoperate pel meglio la vostra fortuna; né la casa vostra, né la vostra vorsa si chiudano mai dinnanzi alla sventura…>>.
“E lo sconosciuto disparve.
“Fortunato pensò d’aver male inteso, tanto la promessa era bella, e ritornò verso casa con ansia frettolosa. Giunto in vista dell’abitazione, s’arrestò sbigottito, soffregandosi gli occhi, palpandosi, credendo di sognare. La misera capanna non c’era più, ma traspariva fra gli alberi una bella casa, dalle finestre luminose nella notte serena. Sulla porta l’attendevano i suoi figli festanti. Lo presero per mano, lo condussero in una sala dov’era imbandita una sontuosa mensa natalizia.
“Ad una parete, sul damasco azzurro, erano intrecciati la zappa, il bidente, i suoi attrezzi di contadino con in mezzo la croce di legno della preghiera consueta. Fortunato piegò le ginocchia dinanzi a quel trofeo in muta adorazione verso il prodigio divino. Da quel giorno Fortunato cambiò vita. Acquistò i campi dei vicini, ingrandì i suoi domini a perdita di vista. Tutti erano sbigottiti da tanta prosperità e tenevano per certo che Fortunato avesse scoperto un tesoro favoloso.”
Finisce qui la seconda parte di questo racconto di Natale, nel quale abbiamo assistito al prodigio avvenuto al contadino Fortunato, e abbiamo avuto un assaggio di come sia cambiata la sua vita. Nella prossima ed ultima parte del racconto di Natale vedremo come cambi anche l’animo del contadino, a causa dell’improvviso arricchimento.