Seconda parte di Miracolo di Natale di Guy de Maupassant
Eccoci pronti a proporvi la seconda parte del racconto di Natale di Guy de Maupassant, intitolato “Miracolo di Natale“. Precedentemente abbiamo visto come un evento straordinario abbia scatenato il panico nella cittadina di Rolleville, piccolo borgo della Normandia.
“La fucina di compare Vatinel si trovava in fondo al casale di Epivent, sullo stradone, ora invisibile e deserto. Poiché era finito il pane, il fabbro decise di andare fino al villaggio. Rimase a discorrere alcune ore nelle sei case che formano il centro del paese, prese il pane, le notizie e un po’ della paura diffusa sulla campagna. Si rimise in cammino prima di sera.
Ad un tratto, costeggiando una siepe, credette di vedere un uovo sulla neve; sì un uovo posato là, candido come il resto della terra intorno. Da dove veniva? Quale gallina aveva potuto uscire dal pollaio per andare a far là in quel posto le sue uova? Il fabbro si stupì, non riuscì a capire; ma raccolse l’uovo e lo portò a sua moglie. “Tieni, moglie, ecco un uovo che ho trovato per la strada!”.
La donna scosse la testa: “Un uovo per la strada? Con questo tempo, tu sei ubriaco di certo”. “Ma no, padrona, me lo sono messo in petto per non farlo raffreddare, lo mangerai a cena”.
L’uovo fu messo nella dove cuoceva adagio adagio la minestra, e il fabbro cominciò a raccontare quel che si diceva in giro. La donna ascoltava, pallida pallida. “Certo che ho sentito dei fischi l’altra notte, che sembravano venir dal camino”. Si misero a tavola, mangiarono prima la minestra, poi, mentre il marito si spalmava un po’ di burro sul pane, la moglie prese l’uovo e lo esaminò con diffidenza.
“Se ci fosse qualcosa in quest’uovo?” “Cosa vuoi che ci sia?” “Che so io?” “Su, mangialo, e non fare la stupida”. Lei aprì l’uovo. Era come tutte le uova e freschissimo. Cominciò a mangiarlo con esitazione, assaggiandolo, lasciandolo, riprendendolo. Il marito diceva: “Ebbene, che sapore ha, quest’uovo?”. La donna non rispose e finì d’ingoiarlo, poi, all’improvviso, piantò sul marito due occhi fissi, stravolti, terrorizzati; alzò le braccia, torcendole e, scossa dalla testa ai piedi, si rotolò per terra urlando orribilmente, in preda a convulsioni.
Per tutta la notte si dibatté tra spasimi spaventosi, scossa da tremiti paurosi da ripugnanti convulsioni. Il fabbro, incapace di tenerla, fu costretto a legarla. E lei urlava senza tregua, con voce instancabile: “L’ho visto in corpo, l’ho visto in corpo!” Fui chiamato il giorno dopo. Ordinai tutti i calmanti conosciuti, senza ottenere il minimo risultato. Era impazzita.
Allora, con incredibile rapidità, nonostante l’ostacolo della neve alta, una strana notizia corse da un casolare all’altro: “La moglie del fabbro è indemoniata”. E venivano da ogni parte, senza avere il coraggio di entrare nella casa; ascoltavano da lontano le sue grida spaventose, lanciate con voce così forte che non si sarebbero dette di creatura umana.
Fu avvertito il parroco del villaggio. Era un vecchio prete ingenuo. Accorse in cotta, come se dovesse dare i sacramenti a un moribondo e, stendendo le mani, pronunciò le formule di esorcismo, mentre quattro uomini tenevano ferma sul letto la donna che sbavava contorcendosi. Ma lo spirito non fu cacciato. E il Natale arrivò senza che il tempo fosse mutato.
“Vorrei che quella disgraziata assistesse alla funzione di mezzanotte” disse. “Forse Dio farà un miracolo per lei nella stessa ora in cui egli nacque da una donna”. Risposi al curato: “Vi approvo pienamente, reverendo. Se la sua mente rimarrà colpita dalla funzione (e nulla è più propizio a commuoverla) può essere salvata senza rimedi”.
Qui termina la seconda parte di questo inquietante racconto di Natale, che vi invitiamo a seguire fino alla fine, perchè come sempre, Natale accade sempre un miracolo.