Terza Parte di Notte di Natale, di Guy di Maupassant
Ben ritrovati col consueto appuntamento sul nostro sito, con la serie di articoli dedicati ai racconti di Natale dei più celebri scrittori mondiali. Oggi vi presentiamo la terza ed ultimaparte del racconto Notte di Natale dello scrittore francese Guy de Maupassant. Nelle precedenti parti, abbiamo conosciuto un gentiluomo parigino che ha voluto compiere una buona azione nei confronti di una ragazza di strada, di cui sicuramente si sarà pentito, visti gli sviluppi.
Ma vediamo come finisce l’avventura del protagonista, e come passera quella Notte di Natale:
“Ad un tratto i vicini tacquero, ascoltando quello che succedeva a me. Io ripetevo: “Dove hai male? dimmi, dove hai male?”. Ella balbettò: - Ah, il mio ventre! il mio ventre! D’un sol colpo sollevai le coperte, e vidi… Partoriva, amici miei! Allora persi la testa. Mi precipitai a tempestare il muro coi pugni, con tutta la mia forza, sbraitando: - Aiuto! aiuto!
“La porta si aperse e una vera folla si precipitò in casa mia: uomini in marsina, donne scollate. Pierrots, Turchi, moschettieri. Quella invasione mi scombussolò talmente che non riuscivo nemmeno a più a spiegarmi. Avevano creduto a qualche incidente, a un delitto forse, e non capivano più. Dissi finalmente: - E’… è… questa donna… che… partorisce.
“Allora tutti la esaminarono dicendo il loro parere: un cappuccino, specialmente, pretendeva di intendersene, e voleva aiutare la natura. Erano ubriachi fradici. Temetti che l’ammazzassero: e mi precipitai a testa nuda giù dalle scale per andar a chiamare un vecchio medico che abitava in una strada vicina.Quando tornai col dottore tutto il casamento era in piedi: avevano riacceso il gas sulla scala; gli inquilini di tutti i piani occupavano il mio appartamento: quattro facchini del porto, seduti a tavola, davano fondo al mio sciampagna e ai miei gamberetti.
“Non appena comparvi sulla soglia scoppiò un urlo formidabile, e una lattivendola mi presentò, avvolto in una salvietta, un orrendo mucchietto di carne rugosa, gemente, miagolante come un gatto: e mi disse: - E’ una bambina. Il medico esaminò la puerpera, dichiarò serio il suo stato poiché l’incidente aveva avuto luogo subito dopo il pasto, e se ne andò annunciando che mi avrebbe mandato immediatamente un’infermiera e una balia. Le due donne giunsero un’ora dopo portando un mucchio di medicinali.
“Passai la notte in una poltrona, troppo scombussolato per riflettere alle conseguenze. Il medico tornò il mattino successivo, e trovò che l’ammalata stava piuttosto male. Mi disse: - Caro signore, vostra moglie… Lo interruppi: - Non è mia moglie. - La vostra amante, poco importa. E indicò le cure che occorrevano, il regime alimentare, le medicine. Che fare? Mandare all’ospedale quella sciagurata? Sarei passato per un mascalzone in tutto il caseggiato, in tutto il quartiere. Essa rimase… rimase nel mio letto un mese e mezzo.
“La bimba? La mandai da certi contadini di Poissy. Mi costa ancora cinquanta franchi al mese. Avendo pagato all’inizio, sarò costretto a pagare fino alla morte. E più tardi essa mi crederà suo padre. Ma per colmo di sventura, quando la ragazza fu guarita… mi amava… mi amava pazzamente… la sgualdrina!>>
<<Ebbene?>> <<Ebbene, era diventata magra come un gatto randagio. Ho messo alla porta quella carcassa che mi spia in istrada, si nasconde per vedermi passare, la sera quando esco di casa mi ferma per baciarmi le mani, insomma, mi perseguita così da farmi impazzire. Ecco perché non farò mai più la cena di Natale>>.
Speriamo vivamente che abbiate apprezzato questa storia di Natale e che vi abbia elargito dei buoni insegnamenti, come non fare beneficenza aspettandovi di avere qualcosa in cambio; anche se in effetti, il nostro protagonista, qualcosa in cambio l’ha avuta…